201701.18
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Canna fumaria in condominio: quali sono i limiti?


La canna fumaria nel condominio, può talvolta rappresentare un grave problema per la convivenza in comune.La casistica è molto ampia, può essere la canna fumaria del vicino che comporta un’aria domestica irrespirabile oppure, la canna fumaria del ristorante sotto casa che limita sensibilmente l’apertura delle finestre dell’abitazione.Per risolvere il problema della canna fumaria nel condominio, il Legislatore ha elaborato il principio della c.d. “normale tollerabilità” delle immissioni, che possono essere di fumo, di calore, rumori, scuotimenti derivanti dal fondo del vicino; tutte devono essere considerate e valutate facendo riferimento alle condizioni dei luoghi.Chiunque subisca fumo, odori o rumori, intollerabili, che arrivano dai vicini, può dare inizio ad un’azione legale, finalizzata all’eliminazione della causa delle immissioni stesse, e può anche chiedere un risarcimento nel caso in cui abbia subito eventuali danni.

Quando si parla di canna fumaria, in particolar modo in condominio, è sempre necessario garantire il rispetto delle distanze, che possono essere specificate nei regolamenti, come ad esempio quelli comunali di edilizia e igiene, inoltre la normativa sulla prevenzione degli incendi (i regolamenti di pubblica sicurezza), o le norme che indicano distanze, finalizzate alla tutela da qualsiasi pericolo di danno, dei fondi dei vicini.Per esempio, in caso di attività di ristorazione, quest’ultimo sarà tenuto a rendere il proprio impianto conforme ai requisiti tecnici previsti dalle norme di settore.
Se un condomino, lamenta l’illiceità delle esalazioni di fumo che provengono da una attività commerciale vicina, potrà richiedere una perizia che valuti la tollerabilità delle immissioni e porre in essere un’azione risarcitoria.

In casi urgenti, il condomino, potrà chiedere un provvedimento d’urgenza per ridurre o far cessare le molestie. Il recente orientamento della giurisprudenza ritiene che la semplice violazione delle distanze regolamentari sia sufficiente per presumere la nocività dell’impianto e la dannosità per il vicino delle esalazioni. Infine, le esalazioni di fumo, in casi estremi, possono costituire reato.

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